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Freselle

Frisa, frisella, fresella, frisedda: sono alcuni dei nomi che indicano il croccante tarallo, (prodotto con farina di grano bianco o integrale o di orzo), che dopo una prima cottura viene tagliato a metà trasversalmente con un filo (“a strozzo”), per poi essere messo nuovamente in forno per essere “bis-cottato”. Quest’ultima azione rende la frisella completamente diversa dal pane: si caratterizza infatti per la sua durezza e, per essere gustata, deve prima essere ammorbidita con acqua, e, solo successivamente condita con pomodoro, sale, olio extra vergine d’oliva, basilico o origano.

Il nome e la storia delle Frese

La storia della frisella ha origini antiche, si ritrovano testimonianze fin dal 1300. Sul nome, sono varie le tesi degli studiosi, ma la più credibile riporta al termine latino “frendere” che significa “macinare, sminuzzare”: la frisella, una volta ammorbidita nell’acqua, può infatti essere triturata in piccoli pezzi.

 

Prima del dopoguerra, la frisella di farina di grano era riservata solo alle classi benestanti, mentre i ceti meno ricchi consumavano friselle di farina di orzo o di miscele di orzo e grano. La frisella nacque comunque come alimento povero, in quanto poco costoso, e si diffuse soprattutto nel mondo contadino per la necessità dei lavoratori di avere un prodotto a lunga conservazione naturale.

La durezza della frisella la rende resistente al tempo fino al momento della degustazione, allorché deve essere ammorbidita spugnandola con dell’acqua. I marinai ne facevano scorta per averla sempre pronta nei lunghi viaggi in cui rimanevano lontani da casa e per renderla mangiabile e più saporita usavano bagnarla con l’acqua di mare.
Anche la forma della frisella è dovuta ad esigenze pratiche: le friselle venivano infilate in una cordicella i cui terminali venivano annodati come una collana, così che fosse facile da appendere per un trasporto più comodo.

In Puglia, Campania e Calabria, sono accompagnate da prodotti tipici come olive, origano, olio extra vergine d’oliva e pomodoro nelle sue numerose e colorate varianti regionali. Addirittura due grandi poeti napoletani come Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo dedicarono dei versi alla frisella ed ancora oggi è molto popolare rappresentando, soprattutto in estate, un alimento leggero e fresco ideale da mettere in tavola, essendo povero di grassi.

 

Vi portiamo allora in giro per l’Italia del Sud, per scoprire tutti i modi per gustare le friselle.

Calabria: la “fresa” con la cipolla di Tropea

In Calabria è nota soprattutto con il nome di “fresa” e nella variante regionale non potevano certo mancare le cipolle di Tropea. Per prepararla, strofinate sulla frisella uno spicchio di aglio prima ancora di bagnarla con l’acqua. Una volta inumidita, preparate in una ciotola pomodoro, cipolle di Tropea e peperoncino, conditi con sale e olio extravergine di oliva. Mettete il tutto sulla frisella e completate con una spolverata di origano.

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